Carissimi,

 

Ieri ho riascoltato l’ultimo intervento di Stefania e Padre e l’occhio mi è caduto sull’aggiornamento

di Fortezza dell’Immacolata. La rubrica del nucleo di medici la trovo estremamente interessante

perciò aspetto con ansia i loro scritti, non potendo, per ora, fare altro.

Il tema della depressione, invece, non volevo leggerlo. Da noi si dice che un cane scottato teme

l’acqua calda, e anch’io temo la depressione perché ci ho convissuto per dieci anni.

Ma poi mi sono imposta di leggere, dapprima un po’ guardinga, come i cani che vorrebbero mangiare

il boccone ma hanno paura ad avvicinarsi alla mano che lo porge, e poi con sempre

maggiore fiducia mi sono calata nella lettura di questo argomento per me ancora tanto doloroso.

Ed ecco perché ti scrivo: ho bisogno di raccontare a qualcuno cosa ha fatto per me il Signore.

 

Molti anni fa non avevo ancora permesso al Signore di entrare nella mia vita, non perché

non credessi alla sua esistenza, ma perché credevo di non avere tempo per affrontare

seriamente quel problema. Intanto però Lo cercavo, certamente nei posti sbagliati, e non riuscivo

a trovarlo. Non immaginavo certo che Lui non mi perdeva di vista un solo istante e aspettava

con pazienza che io Lo notassi.

Intanto la mia vita senza di Lui aveva sempre meno senso, il malessere aumentava ogni giorno

di più, riversavo nel lavoro tutte le mie energie per non rimanere sola con me stessa a pensare,

finché la mia vita personale, familiare, sociale, lavorativa diventò un deserto sterile, un posto arido

dove a perdita d’occhio non cresceva un solo filo d’erba che facesse pensare ad una forma di vita.

Ero arrivata al fondo, la mia vita era un inferno e quando arrivava il mattino, quasi sempre dopo

una notte insonne, il pensiero che avrei dovuto affrontare un’altra giornata infernale mi era sempre

più insopportabile. Nella mia follia del momento pensavo inoltre di poter nascondere il mio stato

di profonda depressione ai miei cari e ai dipendenti, perciò, quando proprio non ce la facevo

più, mi mettevo in macchina e vagavo senza meta, fino a perdere l’orientamento e riuscire a tornare

a casa dopo molte ore.

Un giorno che ero particolarmente sofferente tornai a casa, entrai in camera da letto, scostai la tenda

della finestra e guardando al Cielo mi rivolsi a Dio e piangendo gli chiesi, se veramente esisteva,

di intervenire e cambiare la mia vita. Ricordo perfettamente quel momento perché quell’immagine

è tornata più volte nei miei ricordi e ogni volta mi ha riportato alla mente la sofferenza di quel momento.

Credo che proprio in quel momento il Signore abbia cominciato a mettere ordine nella mia vita.

Ma io ancora non lo sapevo, e poiché la mia sofferenza non era svanita subito come per incanto,

pensai che se Dio esisteva davvero era troppo occupato per occuparsi di me. Gli chiedo perdono

per averlo pensato.

Da quel momento i segni del Suo Amore e della Sua attenzione verso di me diventarono sempre più

visibili e frequenti, ma la mia anima era così sporca e buia che non riuscivo a vederli. Lui me li ha

fatti poi comprendere tutti al momento giusto. E Lo ringrazio sempre per questo gesto di attenzione

nei miei riguardi.

Una mattina mi misi in macchina per andare in un altro mio studio che avevo aperto in un paese vicino, e dovevo percorrere una strada che costeggiava campagne e giardini. Per me camminare in città o in campagna era perfettamente uguale, tanto tutta la realtà che era intorno a me era dall’altra parte del muro, e il muro era di una gelatina grigia e fumosa che rendeva omogenea ogni cosa. Quella mattina invece, ad un certo punto emersi dai miei pensieri cupi e cominciai a notare che la natura intorno a me era colorata. Fermai la macchina e cominciai a guardarmi intorno. Notai con stupore che il mondo intorno a me era tutto a colori, che la campagna era piena di suoni, che l’aria era tiepida, il cielo azzurro, gli uccelli si rincorrevano in volo, insomma c’era vita e io per la prima volta dopo tanti anni la notavo. Tornai a casa carica di entusiasmo, presi tutti i farmaci che cadenzavano le mie grigie giornate e li cestinai nonostante le raccomandazioni del neurologo di “non modificare la posologia per nulla al mondo senza prima avergliene parlato”. Avevo finalmente realizzato che per anni avevo vissuto in una realtà parallela, dietro un velo che mi falsava ogni cosa, finché Qualcuno aveva voluto strappare quel velo che mi teneva separata dal mondo e mi aveva regalato un’altra possibilità.

E così il Signore mi guarì. All’improvviso, da un momento all’altro. 

 

Da quel momento cominciai a camminare verso una direzione precisa, che io ancora non conoscevo con consapevolezza, ma sentivo che Qualcuno mi guidava. E io “volevo” lasciarmi guidare. Ricordo che una mattina, mentre andavo in studio, avevo avvertito uno sconforto così grande, che fermai la macchina e dissi: ma è mai possibile che questo peso devo portarlo tutto da sola, senza che nessuno mi aiuti, senza una spalla su cui piangere?

In quel momento, e in tanti altri, la mia disperazione deve essere stata così profonda che seppure inconsapevolmente la mia anima aveva chiesto aiuto al Signore, e Lui ha sofferto per me e con me.

 

Perciò ho sentito profondamente vere le parole dei medici del Nucleo: Già presentare umilmente e con onestà al Signore una croce che facciamo fatica ad accettare, un “no” che abbiamo detto, è già essere sulla strada della guarigione.

Nella mia profonda sofferenza la mia anima deve avere gridato “aiuto” così forte che tutto il Cielo è corso in mio aiuto per aiutarmi a portare il peso di quella croce.

Ho letto e riletto il loro intervento, mi sono calata nuovamente in quel problema, ho rivissuto quei momenti terribili, forse per la prima volta ne sono uscita definitivamente libera, senza paura di contaminarmi di nuovo solo a sentirne il nome, come un naufrago che, dopo giorni e giorni vissuti in balìa delle onde, tocca finalmente la riva e non vuole posare i suoi piedi neanche sul bagniasciuga.

Così è iniziato il mio cammino di guarigione, non fisica, che quella è avvenuta all’improvviso, ma spirituale, per liberarmi di tutte le piaghe e le ferite che mi ero procurata in anni e anni di cammino su una strada impervia, pericolosa e piena di spine.

Questo ha comportato numerose rinunce, una più dolorosa dell’altra, ma ogni rinuncia portava in dono una nuova conquista, un’apertura della mente a comprendere ogni giorno in maniera sempre più chiara e luminosa l’affresco di cui facevo parte, finché tutta la mia vita, giorno dopo giorno, è stata rinnovata.

Il cammino fatto fino ad oggi, non privo di malattie fisiche, che in questi anni non mi sono state risparmiate, mi ha fatto conquistare trofei che di volta in volta hanno rafforzato il mio spirito, e tanti segni e incontri hanno confermato la mia fede, perché non crollassi davanti alle prove.

La vittoria più grande, quella che mi rende perennemente grata al mio Signore, nei secoli eterni, è stata quella di vincere la paura della morte. Quel giorno sono veramente rinata. Quel giorno la morte per me è diventata “sorella morte”, l’ho guardata in faccia per la prima volta senza paura e ho scoperto che non è una porta chiusa ma una porta spalancata che ci conduce all’Amore.

Ho compreso che non esiste malattia che non possa essere vinta accettandola e offrendola con fiducia al Signore, e che la morte, il passo più estremo della sofferenza e della malattia, ci fa paura solo perché non abbiamo il coraggio di guardarla. Ma se vinceremo la paura e la guarderemo con coraggiosa fiducia, vedremo solo la Luce del Cielo che ci vuole inondare di sé.

 

... tante cose sono in cambiamento ed è molto più semplice e piacevole viverle che descriverle. Lo Spirito di Dio sta inondando di sé ogni cellula della Sua creazione e la Sua presenza rinnova e fortifica tutto il creato e l’umanità intera. La gioia, la fiducia, la speranza, l’attesa fiduciosa, sono i segni della Sua attiva presenza; il Signore, accolto nelle nostre vite con amore e gratitudine, sta  già facendo nuove tutte le cose. E tutto intorno a noi è Luce e la Gloria di Dio già splende agli occhi di chi riesce a vederla.

 

Oggi, contro ogni evidenza, sono felice. E ho voluto raccontarvelo.

 

Ringraziate per me i fratelli del nucleo di medici per i loro interessantissimi contributi che ci aprono gli occhi della mente a comprendere .

Abbracciate per me Stefania e Padre, che sono due fari nella mia vita, e un affettuoso abbraccio a voi. Vi voglio bene. Francesca

 

 

 

 

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